A proposito di Angelo Mozzillo…

Angelo Mozzillo, volta dell’ex parlatorio del Monastero di Santa Chiara, Nola, 1776.

Niente Angelo Mozzillo per un altro mese.

A causa del mix provocato dall’ aumento dei contagi e dalle irresponsabilità ministeriali nazionali, le nuove disposizioni governative anti – SARS CoV – 2 hanno precluso l’istituzione della cosiddetta “zona gialla” fino al 30 aprile, e di conseguenza la possibilità di avviare il ciclo di presentazioni del Catalogo d’arte del Maestro d’Afragola.

Una spiacevole battuta d’arresto che, seppure in parte giustificata, porterà a riformulare il calendario di incontri per la primavera appena iniziata, con qualche inevitabile cancellazione.

In questo blog non si fa politica ovvero la si fa con altri mezzi, quindi fia laudabile tacerci sulla gestione dell’evento pandemico in corso. Resta tuttavia la sorpresa, per altro non scrivere, su come sia consentito affollare dei luoghi per alcuni motivi e non per altri. Piuttosto stasera pubblico le prime notizie a mezzo stampa del Catalogo, corredate da alcune dichiarazioni di chi scrive.

La notizia sulla stampa.

Iniziamo con la stampa locale dell’area a nord di Napoli.

Ecco la notizia sul settimanale “Non è Nuovacittà”.

Non è Nuuovacittà.

Tempo otto giorni ed ecco che anche il quindicinale “Cogito” dà la notizia.

Cogito.

La notizia nel mondo editoriale.

“Riscontri”, rivista di cultura e attualità, ha dato la notizia il 16 marzo.

Qui il link completo: LINK.

E la notizia presso i “culturisti”.

La pubblicazione del primo tomo del Catalogo non poteva non destare sussurri, mormorii, ostentata indifferenza, finanche invettive.

Molti culturisti locali attendevano alla ricerca mozzilliana, nel senso di ricercare sul web foto e indicazioni di altri e farci un catalogo senza muoversi da casa propria.

La realizzazione della prima opera editoriale integrale dedicata al pittore, sono venuto a sapere, ha destato più di un disturbo epatico a qualcuno.

Scrivo di storia locale fin dal 2009, sono abituato alle critiche. E so che esse sono spesso più funzionali alla causa delle lodi. Mi divertono, quindi, questi personaggi.

Uno di essi ha definito l’opera una accozzaglia di immagini in bianco e nero sgranate.

In realtà le foto sono a colori, tutte: il tizio non aveva comprato neppure il libro eppure doveva parlarne male, senza neanche scendere nel merito.

Un altro ha tenuto a far sapere a molta gente che “parlare di Mozzillo e poi permettere che le edicole a lui attribuite cadano a pezzi è solo ricerca di notorietà a tutti i costi”.

Quindi prima di mettere mano alla post – produzione delle foto, anzi prima ancora di girare la Campania per rintracciare le opere mozzilliane, avrei dovuto conservare denaro per farle restaurare. E io che pensavo che prima abbisognasse dotarsi di uno strumento che, almeno, elencasse le opere da restaurare!

Un’altra culturista – noi qui siamo per la parità di genere, nel merito e nel demerito – ha apertamente annunciato che non si sarebbe affrettata a comprare il Catalogo “per non arricchire qualcuno alle spalle di un nostro illustre concittadino”.

Illustre concittadino: grazie ma è troppo onore per me. Mi piacerebbe piuttosto sapere chi sia quel qualcuno che si arricchisce, visto che le irrisorie royalties sono già state investite nel secondo tomo dell’opera e chi scrive è in perdita, cosa già ampiamente prevista otto anni fa.

In attesa che la nostra amica sveli l’arcano, chiudiamo qui questo punto della situazione del cammino mozzilliano.

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